La depressione

Ciascuno di noi, nella propria vita, ha affrontato un periodo caratterizzato da sentimenti di tristezza o di colpa, stanchezza, mancanza di voglia nello svolgimento di attività che prima erano ritenute piacevoli: questi sono i sintomi principali con cui si manifesta la depressione, che è, in realtà, una reazione naturale e fisiologica a situazioni ed eventi critici della vita, come ad esempio i lutti e le esperienze di fallimento.
A volte, però, per alcune persone, questi periodi di depressione si manifestano senza un evento luttuoso o una reale causa apparente o risultano eccessivamente prolungati nel tempo, causando un disagio significativo e una compromissione della vita sociale e lavorativa dell’individuo.
Inoltre, possono manifestarsi altri sintomi, quali diminuzione del desiderio sessuale, difficoltà a concentrarsi, appiattimento emotivo, mancanza di appetito o perdita di peso, disturbi del sonno, quali insonnia o aumentato bisogno di dormire, marcata irritabilità.
Esistono anche ricorrenti pensieri di morte, che possono, nei casi più gravi, portare al desiderio di morire e addirittura a tentativi di suicidio messi in atto.

Molte ricerche hanno dimostrato che la depressione ha, in parte, basi neurofisiologiche: ciò significa che si possono riscontrare delle alterazioni nell’attività cerebrale di queste persone.
Inoltre, è stato dimostrato che persone con familiari che hanno manifestato periodi di depressione hanno più probabilità di manifestare anch’essi tale sofferenza, ovvero presentano una maggior vulnerabilità. Ciò non significa, però, che svilupperanno necessariamente una depressione nel corso della loro vita. Infatti, altri fattori contribuiscono all’esordio di un episodio depressivo oltre ai fattori genetici: si tratta dei fattori ambientali, ossia gli eventi esterni cui ciascuno va incontro nella vita, nonché le esperienze di relazioni significative che ciascuno può fare.

La depressione infantile

Anche i bambini possono essere depressi: essi, tuttavia, non sono in grado di manifestare la loro sofferenza e lo fanno, perciò, con il comportamento, con i gesti, con il silenzio. Per questo motivo è importante imparare a riconoscere lo stato emozionale del bambino attraverso le espressioni del volto e il comportamento.

Le emozioni più frequentemente osservate sono: tristezza, spesso non associata a cause apparenti, rabbia, anch’essa immotivata. I bambini depressi appaiono anche come bambini annoiati, che hanno smesso di provare piacere per ciò che fanno. Inoltre, manifestano una maggior facilità al pianto, che spesso si manifesta senza un’apparente motivazione. Essi provano frequentemente il sentimento di non sentirsi amati, tendono ad auto-commiserarsi e a perdere speranza nel futuro. Frequenti  sono anche sentimenti di colpa e paura della morte, la propria o di quella dei propri cari.
Per quanto riguarda l’area cognitiva, i bambini depressi sono molto auto-svalutanti, si percepiscono come incapaci, inadeguati e ciò ha spesso ripercussioni sul rendimento scolastico o sportivo.
Un’altra possibilità di manifestazione della depressione infantile è quella di comportamenti opposti a quelli descritti: il bambino appare sempre nervoso, agitato, irritato, non riesce a stare fermo, può mettere in atto comportamenti aggressiviverso se stesso o verso gli altri.
Inoltre, si possono manifestare anche disturbi somatici: i più frequenti sono emicrania, dolori allo stomaco, alla schiena, alle gambe.
Altri sintomi, quali quelli relativi al sonno, l’appetito e le difficoltà di concentrazione possono manifestarsi in maniera simile a quanto accade nella depressione in età adulta.

La depressione infantile può avere una base genetica e biochimica, ma le ricerche sottolineano un importantissimo ruolo delle costellazioni familiari di origine: infatti, molto spesso, i bambini depressi vengono da situazioni ambientali e familiari critiche, ostili o rifiutanti (discordie coniugali, depressioni genitoriali).

La terapia per la depressione

Numerose ricerche hanno dimostrato che la terapia che risulta essere più efficace per la cura della depressione è quella combinata, costituita dall’associazione di terapia farmacologica personalizzata, monitorata da un medico psichiatra, e psicoterapia. L’intervento psicoterapico maggiormente efficace, secondo gli studi, sembra essere quello cognitivo-comportamentale.
Tuttavia, si può individuare l’approccio maggiormente adatto a ciascun individuo, valutando le sue caratteristiche personali, la fase del ciclo di vita che sta attraversando, le sue relazioni interpersonali significative in atto e gli eventi di vita concomitanti.
Nel caso della depressione infantile, invece, è preferibile attuare il solo intervento psicoterapico, in quanto si tende a non utilizzare farmaci, salvo situazioni di estrema gravità, in cui si rende assolutamente indispensabile il coinvolgimento dei familiari significativi.


IL DISTURBO BIPOLARE

Tutti noi sperimentiamo continuamente alti e bassi dell’umore, sentendoci a volte “giù di morale”, altre volte “su di giri”, “eccitati”, “iperattivi”.

Si parla di disturbo bipolare o di depressione bipolare quando queste diverse manifestazioni affettive si collocano ai due estremi del continuum, alternando fasi di profonda depressione a fasi di natura esattamente contraria rispetto a queste ultime, caratterizzate da un umore particolarmente euforico, dalla sensazione che tutto sia possibilee da un ottimismo eccessivo. Queste persone hanno anche la sensazione che le idee e i pensieri si susseguano velocemente nella loro mente, tanto che a volte risulta difficile seguirli. Tali alterazioni dell’umore possono avere anche conseguenze sul comportamento, che diventa disorganizzato ed inconcludente.
Inoltre, le persone in fase maniacale si sentono molto energiche e non sentono il bisogno di mangiare o dormire. La sensazione di poter fare qualsiasi cosa le porta spesso a commettere azioni impulsive o compromettenti, come spese folli o imprese avventate, uso di sostanze (che può peggiorare il decorso clinico del disturbo), gioco d’azzardo.
Generalmente le fasi depressive durano più a lungo (da qualche settimana a qualche mese) rispetto a quelle maniacali, che durano, invece, da una a due settimane. In alcuni casi, le diverse fasi si susseguono rapidamente, quasi senza soluzione di continuità, mentre altre volte intercorre un periodo di umore normale.

Il trattamento del disturbo bipolare

Così come nella depressione, anche nel disturbo bipolare possiamo riscontrare una maggior vulnerabilità in familiari di persone con questo tipo di disturbo, così come dimostrate basi neurofisiologiche alla sua origine. Pertanto, il trattamento elettivo del disturbo bipolare risulta essere quello farmacologico, monitorato da un medico psichiatra, attraverso farmaci stabilizzatori dell’umore che, nella maggior parte dei casi, devono essere assunti per lunghi periodi, per poter prevenire il manifestarsi di nuove fasi depressive o maniacali.

La psicoterapia può essere un valido supporto alla terapia farmacologica, poiché permette di  aumentare la consapevolezza di chi soffre di questo disturbo e fornire strumenti concreti per ridurre la frequenza e l’intensità degli episodi depressivi e maniacali.